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Date: February 7th, 2011
Cate: Architecture, Books, Life, News

Biblioteche e libertà

Da almeno quindici anni, ma ultimamente ancor più del solito, la cronaca italiana è monopolizzata dai noti fatti dell'Arcorensis Ridens, e comunque i quotidiani italiani e la stampa in genere parlano ben poco di quanto succede all'estero (anche se spesso in prima pagina trovano ampio spazio notizie fondamentali et irrinunciabili provenienti dalla più qualificata stampa estera, tipo il Daily Mail o il Sun -in genere riguardanti protesi al silicone, eccesso di viagra o storie di corna, immagino per non sfigurare a fianco ai noti fatti di Arcore & Villa Certosa).

Di fatto, però, sono ben più sconcertanti gli editoriali che purtroppo compaiono: ad esempio la perla prodotta da Severgnini ieri, a chiosa delle affermazioni di Cameron alla Conferenza sulla Sicurezza tenutasi a Monaco. Oltre probabilmente a non aver capito bene cosa intendesse dire il Primo Ministro inglese e quali fossero le implicazioni del suo discorso, il pessimo Severgnini s'è sbilanciato proponendolo addirittura a modello per la destra italiana, dimenticandosi di raccontare -chissà perché- cosa sta succedendo in UK.

E una delle cose importanti che sta capitando in Gran Bretagna, e della quale ovviamente la stampa italiana si guarda bene dallo scrivere, è la mobilitazione dei cittadini contro la drastica ristrutturazione del sistema bibliotecario britannico.

Immagini della protesta nella biblioteca di Leeds, dal Guardian

Dal Guardian: Protesta nelle biblioteche di Leeds


Il racconto della guest blogger Jess Leigh sul Guardian, così come tutta la serie di articoli sul tema, sono davvero interessanti e meritano un approfondimento.

Considerato quanto successo in Veneto, con l'assessore alla cultura -tale speranzon, ieri missino oggi berlusconiano- della provincia di Venezia (volutamente in minuscolo), che pone il veto alle pubbliche biblioteche di possedere libri degli autori che hanno firmato l'appello pro-Battisti, oltre a porre il veto a qualsiasi iniziativa culturale che li veda come protagonisti o partecipanti (per chi ancora non sapesse, consiglio di leggere qui), la riflessione sulle biblioteche come piazze del sapere, così come le definisce Antonella Agnoli, rivela tutta la sua urgenza ed attualità:

Una democrazia non si riduce alle elezioni: può funzionare soltanto se i cittadini imparano a discutere e a confrontarsi civilmente in altre sedi [...].
La perdita dell'abitudine a ritrovarsi e confrontarsi in piazza, al bar, dal parrucchiere è uno dei molti motivi che rendono la nostra democrazia un guscio vuoto. [...]
In America, in Gran Bretagna e nei paesi nordici sono state, e sono, proprio le public libraries i punti di ritrovo più naturali per i gruppi di cittadini impegnati in attività che nascono dal basso: esse favoriscono iniziative di ogni tipo [...]
In città sempre più in preda alla paura del diverso la biblioteca è un luogo sicuro, dove si può constatare che la mamma nigeriana con il suo biberon non ha problemi diversi dalla mamma italiana con i suoi pannolini. Sempre di più in biblioteca si vedono molte immigrate, in alcuni casi -soprattutto per le donne arabe- è l'unico luogo sociale che frequentano, in genere come accompagnatrici dei figli. Nel pensare la biblioteca questo è un aspetto da prendere in considerazione, perché portare fuori i bambini è l'elemento che ha consentito alle donne di uscire di casa: dare loro un luogo di ritrovo e di socializzazione con persone esterne alle loro comunità è un passo importante sulla via dell'integrazione. [...]
In una biblioteca sociale sembra possibile il miracolo: persone lontane per età, condizione sociale, comportamenti e costumi condividono lo spazio di un atrio, di una terrazza o di una sala di lettura senza respingersi. Forse il fatto che la biblioteca accoglie e accetta tutti è stato metabolizzato: quando i cittadini entrano capiscono che, per quanto diversi, tutti abbiamo qualche cosa in comune. Questo aiuta a migliorare la qualità della vita in tutta la città, ne fa un luogo più piacevole da vivere.

Da leggere anche il bell'articolo su Nazione Indiana.

Per chi volesse acquistare online, consiglio LaFeltrinelli e Webster.