[liete novelle] Tuvixeddu 1 – speculatori cagliaritani 0

immagine dalla mostra temporanea sull'area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, insensatamente minacciata dalla speculazione edilizia

Raccontavo da un’altra parte del web, nell’Aprile 2010, della passeggiata per Cagliari in compagnia di una Visiting Professor americana, sull’Isola per delle conferenze.
Chiedevo agli interlocutori di immaginare la faccia della suddetta Visiting Professor —antropologa culturale e donna di vastissima cultura— mentre le spiegavo come l’area di Tuvixeddu, ovvero la più grande necropoli punica del Mediterraneo (!), oggetto della mostra temporanea che stavamo visitando, era minacciata dagli speculatori, che a colpi di carte bollate volevano creare un bel quartierino per ricchi cagliaritani; e traducevo per lei il contenuto di alcuni messaggi lasciati sul libro dei visitatori al Museo Archeologico di Cagliari.
Il tenore dei messaggi era questo (perché un’immagine, si sa, vale ben più di mille parole):

immagine dalla mostra temporanea sull'area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, insensatamente minacciata dalla speculazione edilizia
immagine dalla mostra temporanea sull'area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, insensatamente minacciata dalla speculazione edilizia

dal libro dei visitatori


I commenti via web sul caso ve li lascio immaginare, anche perché non vorrei turbare la sensibilità né la suscettibilità dei tanti Signori del Mattone e del Cemento isolani, e dei loro circoli dalle volte stellate illuminate da led (è tutto vero, e chi è stato in Piazza Indipendenza a Cagliari durante Monumenti Aperti mi darà ragione).
Però oggi dal sito di Sardegna Democratica è arrivata la lieta novella, e non ci sono parole migliori che quelle da loro usate per definire la storica sentenza del Consiglio di Stato:

Con la sentenza del Consiglio di Stato che sulla vicenda di Tuvixeddu, dà ragione alla Regione e al PPR la Sardegna registra una giornata storica. Un paesaggio culturale identitario, uno dei più importanti dell’isola è stato finalmente restituito ai cittadini, al popolo, a tutti noi. Non più case con vista su tomba punica, non più parco archeologico condominiale, ma bene comune, di ciascuno di noi, indisponibile.

Di questi tempi in cui i diritti dei privati vincono costantemente sul bene comune questa sentenza è un raggio di luce nelle tenebre della speculazione. Forse segna un’inversione di tendenza, un segno che tanti anni di speculazione, di cementificazione esasperata hanno ormai raggiunto un punto di non ritorno e le istanze dei privati e degli speculatori non sono più bene accolte come in altri tempi.

L’importanza di questa sentenza verrà capita veramente solo tra qualche anno, quando verrà inquadrata come uno degli atti più importanti della fine del berlusconismo, del ritorno di quei principi che sono il cardine delle democrazie e degli stati moderni. Una vittoria come questa è frutto dell’impegno di associazioni, di studiosi impegnati e determinati a difendere la storia collettiva, di semplici cittadini che per anni hanno lottato, scritto perché questo avvenisse.

E’ soprattutto la vittoria della Giunta Regionale di centro sinistra presieduta da Renato Soru, che con il PPR e con i vincoli in quell’area ha ottenuto che un bene così importante fosse restituito a Cagliari, alla Sardegna, al mondo. Un atto come questa sentenza basta a qualificare l’operato di una amministrazione.

Che stia davvero cambiando qualcosa?
Il testo completo della sentenza qui, e anche un bell’artico di Francesco Erbani su Repubblica.
…e ora, speriamo che tocchi all’Anfiteatro Romano.

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