Archive for category Politica

Date: April 19th, 2013
Cate: Books, Geremiadi, Mal di Testa, Politica, Rants

(in margine alle recenti vicende italiane)

I cattolici mi rendono nervoso perché sono sleali
I protestanti mi fanno star male per tutto quel pasticciare attorno alla coscienza
Gli atei mi annoiano perché parlano sempre di Dio.

[Heinrich Böll, Opinioni di un clown]

(potete sostituire 'protestanti' con quelchevipare)

Date: March 5th, 2011
Cate: News, Politica

[liete novelle] Tuvixeddu 1 – speculatori cagliaritani 0

immagine dalla mostra temporanea sull'area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, insensatamente minacciata dalla speculazione edilizia

Raccontavo da un’altra parte del web, nell’Aprile 2010, della passeggiata per Cagliari in compagnia di una Visiting Professor americana, sull’Isola per delle conferenze.
Chiedevo agli interlocutori di immaginare la faccia della suddetta Visiting Professor —antropologa culturale e donna di vastissima cultura— mentre le spiegavo come l’area di Tuvixeddu, ovvero la più grande necropoli punica del Mediterraneo (!), oggetto della mostra temporanea che stavamo visitando, era minacciata dagli speculatori, che a colpi di carte bollate volevano creare un bel quartierino per ricchi cagliaritani; e traducevo per lei il contenuto di alcuni messaggi lasciati sul libro dei visitatori al Museo Archeologico di Cagliari.
Il tenore dei messaggi era questo (perché un’immagine, si sa, vale ben più di mille parole):

immagine dalla mostra temporanea sull'area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, insensatamente minacciata dalla speculazione edilizia
immagine dalla mostra temporanea sull'area archeologica di Tuvixeddu, la più grande necropoli punica del Mediterraneo, insensatamente minacciata dalla speculazione edilizia

dal libro dei visitatori


I commenti via web sul caso ve li lascio immaginare, anche perché non vorrei turbare la sensibilità né la suscettibilità dei tanti Signori del Mattone e del Cemento isolani, e dei loro circoli dalle volte stellate illuminate da led (è tutto vero, e chi è stato in Piazza Indipendenza a Cagliari durante Monumenti Aperti mi darà ragione).
Però oggi dal sito di Sardegna Democratica è arrivata la lieta novella, e non ci sono parole migliori che quelle da loro usate per definire la storica sentenza del Consiglio di Stato:

Con la sentenza del Consiglio di Stato che sulla vicenda di Tuvixeddu, dà ragione alla Regione e al PPR la Sardegna registra una giornata storica. Un paesaggio culturale identitario, uno dei più importanti dell’isola è stato finalmente restituito ai cittadini, al popolo, a tutti noi. Non più case con vista su tomba punica, non più parco archeologico condominiale, ma bene comune, di ciascuno di noi, indisponibile.

Di questi tempi in cui i diritti dei privati vincono costantemente sul bene comune questa sentenza è un raggio di luce nelle tenebre della speculazione. Forse segna un’inversione di tendenza, un segno che tanti anni di speculazione, di cementificazione esasperata hanno ormai raggiunto un punto di non ritorno e le istanze dei privati e degli speculatori non sono più bene accolte come in altri tempi.

L’importanza di questa sentenza verrà capita veramente solo tra qualche anno, quando verrà inquadrata come uno degli atti più importanti della fine del berlusconismo, del ritorno di quei principi che sono il cardine delle democrazie e degli stati moderni. Una vittoria come questa è frutto dell’impegno di associazioni, di studiosi impegnati e determinati a difendere la storia collettiva, di semplici cittadini che per anni hanno lottato, scritto perché questo avvenisse.

E’ soprattutto la vittoria della Giunta Regionale di centro sinistra presieduta da Renato Soru, che con il PPR e con i vincoli in quell’area ha ottenuto che un bene così importante fosse restituito a Cagliari, alla Sardegna, al mondo. Un atto come questa sentenza basta a qualificare l’operato di una amministrazione.

Che stia davvero cambiando qualcosa?
Il testo completo della sentenza qui, e anche un bell’artico di Francesco Erbani su Repubblica.
…e ora, speriamo che tocchi all’Anfiteatro Romano.

Date: April 25th, 2010
Cate: Genius, Life, Politica

25 Aprile

Mio nonno, con suo fratello e suo cognato Antoni, negli Anni Venti vivevano ancora nel loro paesino natale, un minuscolo borgo arroccato sui monti del centro dell’Isola.
Il Gonfalone, coi suoi fasci littori in bella vista, sventolava sulla facciata del municipio del paesello del centro dell’Isola, e i tre, con altri amici, pensarono che l’olio di ricino in fondo non era questa cosa terribile che tutti dicevano.
L’olio di ricino aveva un suo perché, insomma.
Allora decisero, i fratelli il cognato gli amici, che l’olio di ricino era cosa buona e giusta, e, procurato in adeguate quantità e somministrato in dosi massicce, sarebbe servito a far sventolare alto l’onore e il decoro e i valori del fascio littorio.
Infatti una sera, con il loro bel bottiglione di olio di ricino, se ne andarono in campagna e decisero di onorare Gonfalone e Fascio, Gonfalone che avevano preventivamente sottratto, quella notte, dalla facciata del municipio nella piazza principale del borghetto natio nel centro dell’Isola. Decisero di onorarlo trangugiando tanto olio di ricino con conseguente, purificante sgravamento dei propri intestini sopra il vellutato, littorio vessillo. Poi (e qui viene la parte che dimostra l’abnegazione alla causa), ripreso il gonfalone coi suoi bei fasci littori ricamati sopra e sì degnamente decorato a nuovo, lo piegarono alla bell’e meglio, lo riportarono nella piazza principale del borghetto natio al centro dell’Isola e lo rimisero al suo posto, appeso lì sulla facciata del municipio, abbellito a nuovo e olezzante, ora sì, del proprio naturale odore di fascismo.

Mia bisnonna, due volte vedova, di lì a poco dovette andare via dal paesello natio, coi suoi figlioli e tutto, perché la cosa non fu granché ben vista dalle autorità. Ma mia prozia ancora ci ride, a raccontare questa storia: anche se mi raccomanda sempre di non dire troppo, ché i tempi son quelli che sono.