Archive for category Friends

Date: October 24th, 2011
Cate: Arts and Crafts, Collectibles, Design, Friends, Genius, Gifts

Luca Barcellona per Emergency

L’Arte di Luca Barcellona approda sul Calendario 2012 di Emergency, edizione limitata (in vendita qui) e incentrata sul tema parole contro la guerra

L'Arte calligrafica di Luca "Bean" Barcellona per il Calendario 2012 di Emergency

L'Arte calligrafica di Luca "Bean" Barcellona per il Calendario 2012 di Emergency

PAROLE CONTRO LA GUERRA
12 INTERPRETAZIONI GRAFICHE

“Ce l’ha detto Erodoto, nel V secolo avanti Cristo: nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace.
Ce l’ha spiegato Albert Einstein: la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire.
L’ha ripetuto Bertolt Brecht, dopo il secondo conflitto mondiale: guerra vuol dire che la povera gente fa la fame, fra i vincitori come fra i vinti.
Eppure, ancora oggi, i governi del mondo raccontano che la guerra è necessaria, che la guerra è una soluzione, che porterà democrazia, ricchezza, pace. Non è vero. I cittadini del mondo lo sanno, che non è vero.
Anche Gianni Rodari, che aveva conosciuto tanti bambini e tanta guerra, diceva che ci sono cose da non fare mai, né per mare né per terra: per esempio, la guerra. Lo diceva in forma di filastrocca, ma dovrebbero leggersela i grandi, più che i bambini.
Ecco: cari governi del mondo che fate la guerra sulla pelle dei cittadini, leggete Gianni Rodari. Leggete Martin Luther King, leggete Don Milani. Leggete Albert Einstein, che non era proprio l’ultimo degli stupidi.
A volte, quando sembra che l’interlocutore non comprenda il nostro punto di vista, diciamo “Ma lo capisci o devo farti un disegno?”. Cari governi del mondo, abbiamo chiesto a dodici bravi illustratori di farvi un disegno. Chissà che venga più facile capire quello che capirebbe anche un bambino: se vuoi la pace, prepara la pace.”

Cecilia Strada

Parole contro la guerra, il calendario 2012 di Emergency (ph. Luca Barcellona)

Parole contro la guerra, il calendario 2012 di Emergency (ph. Luca Barcellona)

Ci sarebbe tanto da scrivere su Luca Barcellona e i suoi meravigliosi lavori (che potete ammirare qui, ad esempio).
Luca fa parte dell’Associazione Calligrafica Italiana e tiene spesso corsi in giro per l’Italia e non solo (il prossimo a Firenze, il 5 e 6 Novembre, nella Scuola Internazionale di Comics).

[Caro Babbo Natale, il calendario di Emergency l'ho comprato, tu che ne diresti di regalarmi non dico un corso con Luca, ma almeno l'iscrizione all'Associazione Calligrafica Italiana? Nel caso avrei anche altri suggerimenti ;)
sempre tua, malina {°))]

Ziyah Gafic al Marina Café Noir

In occasione dell’edizione 2011 di Marina Café Noir ho potuto ammirare in stampa, insieme al magnifico reportage di Uliano Lucas sulla Bosnia e la guerra dei Balcani, il commovente lavoro di Ziyah Gafic intitolato Quest for Identity.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ora, non sono certo in grado di rendere il meritato tributo a un fotografo giustamente celebratissimo come Ziyah Gafic, però ci sono alcuni aspetti di Quest for ID in particolare che me lo rendono profondamente caro.
Il perché mi è caro necessita, per essere spiegato, di una premessa, premessa che raccontavo proprio ieri alla cara Silvana di fronte ad una foto di Uliano Lucas sulla Bosnia (foto che ritraeva un bimbo bendato, sofferente e intubato in un letto d’ospedale durante la guerra dei Balcani): c’è un aspetto che mi disturba nei reportage di guerra, soprattutto quando si tratta di ritrarre morti, feriti, profughi che fuggono, ed è un aspetto che mise magistralmente in luce Ettore Mo durante una puntata di Damasco di alcuni anni fa.
Ettore Mo parlava di come, durante un suo reportage in estremo oriente, si trovasse su una portaerei italiana per raccontare della missione umanitaria italiana del 1979 al largo del Vietnam, la tragedia dei boat people. Mentre si trovava sulla portaerei scriveva, da ottimo corrispondente quale è, e fotografava. Fotografava le barche, fotografava l’umanità stremata affastellata sulle lamiere roventi, cercava l’inquadratura dentro al buio del mirino.
Sinché s’è reso conto di quello che succedeva. Del cercare la geometria e la composizione ideale di fronte ai corpi, di fronte al dolore, di fronte a chi ha bisogno, qui ed ora, di acqua, di cibo, di medicazioni.
E, nel momento in cui ha acquisito questa consapevolezza, raccontava di non esser più riuscito a prendere in mano una macchina fotografica per decenni.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Racconto questo perché Quest for ID riesce, in una maniera perfetta e profondamente toccante, a raccontare la tragedia della guerra dei Balcani senza mostrare corpi straziati, senza le lacrime, il sangue, le macerie e le rovine, la tragedia nella tragedia degli scomparsi nel nulla delle fosse comuni degli eccidi di Milosevic. Eppure è una coltellata dritta al centro del torace.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

L’acciaio graffiato del tavolo da autopsie fa da sfondo e appoggio agli oggetti rinvenuti nelle fosse comuni, la luce pare quella senz’ombra, fredda e però salvifica, della scialitica. L’ego invadente che caratterizza certa fotografia scompare, la medio formato inquadra i colori e le forme di oggetti quotidiani -occhiali, pistole rugginose, coltelli svizzeri, ritagli di giornale, bulbi oculari, a domandare a chi è sopravvissuto d’essere riuniti a un nome, a una storia, riportati ai propri cari.
Della vita che continua ad accadere anche durante la tragedia, coi suoi spazzolini da denti e cucchiaini e pròtesi e quadernetti e polaroid, amabili resti delle vite negate, ammucchiate e coperte di terra, reperti autoptici involontari.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Non c’è l’odore di sporco, di sangue, l’odore che mi chiedo sempre come si faccia a sopportare mentre fai un reportage di guerra. Non c’è la polvere, il fango e nemmeno la terra che avvolgeva cadaveri e possessi. E però tu sai che ci sono mentre guardi le le immagini, e ti domandi perché, com’è stato possibile, e intravedi la vita, il desiderio profondo di andare avanti, di sperare, il desiderio di un po’ di bellezza nonostante i cecchini, nonostante le bombe, tentativo di ridare dignità all’umanità nonostante l’ennesima guerra.
L’essenza del lavoro fotografico di Ziyah Gafic.
Per vedere tutte le foto della prima microtranche di Quest for ID c’è questa gallery, mentre altri interessanti lavori (tra i tanti) sono su Lens Blog, il blog fotografico del New York Times e sul sito del Telegraph.

Date: May 9th, 2011
Cate: Friends, Photography

Chi si vede

…o anche, gente pheega amica ammè :)
Se siete a Cagliari e passate dalle parti di Piazza d’Armi, a Sa Duchessa -all’ingresso dell’atrio delle facoltà di Lettere e Magistero- sono esposte alcune fotografie di Silvia:

Le fotografie di Silvia S. in mostra a CagliariLe fotografie di Silvia S. in mostra a Cagliari

Le fotografie di Silvia S. in mostra a Cagliari


Fate un salto perché le immagini meritano davvero: si tratta solo di una piccola selezione dal portfolio di Silvietti, i cui lavori si possono ammirare nel sito personale, ma anche nella sua gallery su flickr, e la bellezza delle immagini stampate lascia davvero senza parole.