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Ziyah Gafic al Marina Café Noir

In occasione dell’edizione 2011 di Marina Café Noir ho potuto ammirare in stampa, insieme al magnifico reportage di Uliano Lucas sulla Bosnia e la guerra dei Balcani, il commovente lavoro di Ziyah Gafic intitolato Quest for Identity.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ora, non sono certo in grado di rendere il meritato tributo a un fotografo giustamente celebratissimo come Ziyah Gafic, però ci sono alcuni aspetti di Quest for ID in particolare che me lo rendono profondamente caro.
Il perché mi è caro necessita, per essere spiegato, di una premessa, premessa che raccontavo proprio ieri alla cara Silvana di fronte ad una foto di Uliano Lucas sulla Bosnia (foto che ritraeva un bimbo bendato, sofferente e intubato in un letto d’ospedale durante la guerra dei Balcani): c’è un aspetto che mi disturba nei reportage di guerra, soprattutto quando si tratta di ritrarre morti, feriti, profughi che fuggono, ed è un aspetto che mise magistralmente in luce Ettore Mo durante una puntata di Damasco di alcuni anni fa.
Ettore Mo parlava di come, durante un suo reportage in estremo oriente, si trovasse su una portaerei italiana per raccontare della missione umanitaria italiana del 1979 al largo del Vietnam, la tragedia dei boat people. Mentre si trovava sulla portaerei scriveva, da ottimo corrispondente quale è, e fotografava. Fotografava le barche, fotografava l’umanità stremata affastellata sulle lamiere roventi, cercava l’inquadratura dentro al buio del mirino.
Sinché s’è reso conto di quello che succedeva. Del cercare la geometria e la composizione ideale di fronte ai corpi, di fronte al dolore, di fronte a chi ha bisogno, qui ed ora, di acqua, di cibo, di medicazioni.
E, nel momento in cui ha acquisito questa consapevolezza, raccontava di non esser più riuscito a prendere in mano una macchina fotografica per decenni.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Racconto questo perché Quest for ID riesce, in una maniera perfetta e profondamente toccante, a raccontare la tragedia della guerra dei Balcani senza mostrare corpi straziati, senza le lacrime, il sangue, le macerie e le rovine, la tragedia nella tragedia degli scomparsi nel nulla delle fosse comuni degli eccidi di Milosevic. Eppure è una coltellata dritta al centro del torace.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

L’acciaio graffiato del tavolo da autopsie fa da sfondo e appoggio agli oggetti rinvenuti nelle fosse comuni, la luce pare quella senz’ombra, fredda e però salvifica, della scialitica. L’ego invadente che caratterizza certa fotografia scompare, la medio formato inquadra i colori e le forme di oggetti quotidiani -occhiali, pistole rugginose, coltelli svizzeri, ritagli di giornale, bulbi oculari, a domandare a chi è sopravvissuto d’essere riuniti a un nome, a una storia, riportati ai propri cari.
Della vita che continua ad accadere anche durante la tragedia, coi suoi spazzolini da denti e cucchiaini e pròtesi e quadernetti e polaroid, amabili resti delle vite negate, ammucchiate e coperte di terra, reperti autoptici involontari.

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Ziyah Gafic, Quest for Identity, Marina Café Noir 2011, Cagliari

Non c’è l’odore di sporco, di sangue, l’odore che mi chiedo sempre come si faccia a sopportare mentre fai un reportage di guerra. Non c’è la polvere, il fango e nemmeno la terra che avvolgeva cadaveri e possessi. E però tu sai che ci sono mentre guardi le le immagini, e ti domandi perché, com’è stato possibile, e intravedi la vita, il desiderio profondo di andare avanti, di sperare, il desiderio di un po’ di bellezza nonostante i cecchini, nonostante le bombe, tentativo di ridare dignità all’umanità nonostante l’ennesima guerra.
L’essenza del lavoro fotografico di Ziyah Gafic.
Per vedere tutte le foto della prima microtranche di Quest for ID c’è questa gallery, mentre altri interessanti lavori (tra i tanti) sono su Lens Blog, il blog fotografico del New York Times e sul sito del Telegraph.

Date: September 27th, 2010
Cate: Arts and Crafts, Collectibles, Design, Eco, Festival, Friends, Gifts, Life
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Al pascolo

Sabato e Domenica appena trascorsi (ieri e ieri l’altro insomma) ai Giardini Pubblici di Cagliari c’era una bella manifestazione chiamata Festa della Ceramica, che malgrado il nome un po’ retrò e la tradizionale incuria dell’amministrazione cagliaritana (che non s’è degnata di offrire illuminazione e servizi igienici degni di questo nome, ma vabbè) ha portato, grazie all’impegno degli organizzatori e alla buona volontà dei partecipanti, tanti splendidi manufatti artigianali all’aria aperta tra le magnolie e i ficus monumentali.
Tra gli altri ho finalmente avuto il piacere di incontrare Gianni “Nudo&Crudo” e la sua fantastica compagna, di rivedere Laura Puggioni e le sue meraviglie, e di ammirare l’incanto delle ceramiche di Saura e Ivana Vignoli.

Ovviamente al pascolo nell’erbetta tenera, dopo l’estate nell’esclusivo ovile di SpazioP, c’erano anche le mie erbekes preferite:

pecorelle al pascolo: le pecore ariuceramiche si svagano alla festa della ceramica organizzata nei giardini pubblici a CagliariPastoria artistica, pecorelle al pascolo: le pecore ariuceramiche si svagano alla festa della ceramica organizzata nei giardini pubblici a CagliariPastoria artistica, pecorelle al pascolo: le pecore ariuceramiche si svagano alla festa della ceramica organizzata nei giardini pubblici a Cagliari

Pastorizia come arte

E appena torna a casa la nostra Arburesa adorata sarà davvero, finalmente, festa.

Date: September 7th, 2009
Cate: Books, Festival, Friends, Genius, Music, Photography, Scrittori, Thoughts

Un'altra Isola, felice e possibile

Paolo Fresu e i Fresutronics a Seneghe

Paolo Fresu coi suoi FresuTronics a Seneghe

“Il mio unico viaggio è quello che va da Olbia a Civitavecchia. Tutte le altre distanze sono inferiori o trascurabili”

P. Fresu

Anche io come te non ero nato
per vedere il mare.
Come te non sono cresciuto alto
per restare più vicino alla terra
ai solchi caldi delle vigne
e degli orti.

Ho seguito il tuo comando
prima con la fantasia
poi a cavallo del demone tecnologico
sulla Queen Mary
nel Jumbo Jet

Ho attraversato ponti trasparenti
periferie industriali desolate
Ho dormito nei grattacieli
di vetro
disegnati da Mies Van Der Rohe
ondulati al vento gelido
sul lago del Michigan.

Sono tornato ad Orani
annunziato dalle tue comari
“Ricco e potente è”
hanno detto
“Mischinu”, hai risposto,
“Costretto a vivere in terre straniere.”

Costantino Nivola

Io, quando vado a Berchidda piuttosto che a Gavoi o a Seneghe o altro, non resco a non pensare che praticamente tutti, tutti voi in fondo qui non vivete più stabilmente. E mi fa un po’ male.